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01/01/2021
Sitting Volley

 

Sitting, questo sconosciuto.

Il sitting volley è nato in Olanda nel 1956, in Italia al momento non è tanto diffuso. E’ una pallavolo giocata stando seduti a terra con il campo più piccolo e la rete più bassa.

Le prime gare internazionali si sono svolte nel 1967 ed è stato ammesso come disciplina dimostrativa ai giochi paralimpici di Toronto nel 1976.

Oggi, il sitting volley femminile e maschile sono inclusi tra le discipline paralimpiche e in Italia, ormai da qualche anno, fa parte della Federazione Italiana Pallavolo assieme alla pallavolo e al beach volley.

Il sitting volley può essere praticato senza distinzione sia da soggetti con diversa abilità sia da soggetti normodotati.

Il campo da gioco è un rettangolo di 10 m x 6 m dove le linee di separazione tra la prima e la seconda linea di attacco sono spostate a 2 m dalla linea centrale e la rete è lunga da 6,50 m a 7 m, posta ad un’altezza variabile da 1,05 m a 1,15 m a seconda delle categorie (femminile e maschile).

Regola fondamentale di questo sport è che ogni volta che si tocca la palla entrambe le natiche devono toccare il pavimento anche se, per favorire la spettacolarità del gioco, ci sono alcune situazioni (ad es. tuffi per recuperi laterali o situazioni di difesa) in cui è permesso che solo una natica tocchi a terra.

Altre differenze rispetto alla pallavolo giocata in piedi dai normodotati sono la possibilità di murare la battuta avversaria, l’esistenza della “palla contesa” sopra il nastro della rete e l’invasione della rete che riguarda solo la parte superiore del nastro.

In questo gioco, quindi, sono proprio le natiche a fare da riferimento: è possibile, infatti, effettuare un attacco o un servizio con le gambe o i piedi più avanti rispetto alla linea di riferimento purché le natiche non la superino.

Le Regioni italiane trainanti questo sport sono sicuramente l’Emilia-Romagna e la Campania dove sono concentrate il maggior numero di squadre.

L’evento clou a livello nazionale è sicuramente il campionato italiano assoluto maschile e quello femminile; per favorire l’attività inclusiva e il decollo di questa disciplina ciascuna squadra che vi partecipa deve avere almeno due atleti con disabilità in campo (di cui almeno 1 deve essere classificato VS1), gli altri possono essere normodotati. Dalla stagione 2021/2022 è probabile che aumenti il numero minimo di disabili che devono essere presenti in campo.

Come tutti gli sport paralimpici anche il sitting volley ha sue specifiche classificazioni per le disabilità: gli atleti disabili possono rientrare nella classificazione VS1 anche detta massima disabilità (esempio le amputazioni, mancanze di arti) o nella classificazione VS1 anche detta minima disabilità (tutte le altre disabilità fisiche non evidenti).

A livello delle rappresentative nazionali, invece, ciascun team di 12 giocatori può avere nel roster un massimo di 2 atleti con minima disabilità, di cui al massimo uno presente in campo.

Esistono poi molte altre manifestazioni che vengono organizzate In Italia quali ad esempio il Campionato Regionale della Campania, del Lazio e la Coppia Rotary organizzata dall’Emilia Romagna che abbraccia quasi l’intero territorio nazionale e si svolge tra squadre miste di uomini e donne, sempre nel nel rispetto del numero minimo richiesto di atleti disabili in campo.

Il sitting volley è una disciplina in forte ascesa in Italia: lo dimostra il numero crescente di società affiliate alla FIPAV che ogni anno si avvicinano a questo sport anche sull’onda dei recenti ottimi risultati ottenuti dalla nazionale italiana femminile con il quarto posto ai mondiali nel 2018, il secondo posto agli europei nel 2019 e la partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

Ma il sitting volley non è solo per giocatori: in Italia ogni anno la FIPAV permette ad arbitri e tecnici di seguire corsi specifici per ottenere l’abilitazione e contribuire alla crescita di questo settore della pallavolo.