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08/04/2021
Adriano Bilato: "Ripartire da scuola e impianti"

 

Padovano, classe 1953, già giocatore e allenatore, Adriano Bilato è uno dei due vicepresidenti di Fipav per il quadriennio 2021-2024.  Viene da una lunga guida al Comitato regionale del Veneto. Tre mandati nel corso dei quali lui e i suoi collaboratori sono riusciti in un’impresa non da poco: far crescere i tesserati da 33 a 44 mila. Parlarne gli fa piacere.

“Di sicuro sono arrivato in un momento favorevole, quando tutto il movimento del volley in Italia viveva una stagione di crescita. Ma in effetti in Veneto siamo riusciti a fare parecchio bene. Pensi che all’inizio del millennio ci contendevamo con l’Emilia Romagna il secondo posto come numero di tesserati, dietro alla irraggiungibile Lombardia. Ma al termine del mio mandato il Veneto ha raggiunto i 44mila, i nostri competitor sono rimasti indietro di una decina di migliaia di affiliati. Una bella soddisfazione”.

Quando gli chiediamo come ci sono riusciti, Bilato racconta di aver messo a frutto l’esperienza maturata alla guida del Comitato di Padova, il più numeroso dopo Milano e Roma.

“Ho scelto di persona tutti i miei collaboratori, insieme a loro ho individuato le situazioni critiche e abbiamo fatto scattare una sana competizione tra i singoli Comitati territoriali, finalizzata alla crescita. E abbiamo creato una consulta per mettere a confronto e condividere idee e buone pratiche. Lavorare in squadra è stata la chiave del successo”.

Ora però la situazione è ben diversa. Causa pandemia e crisi economica, in Italia stiamo attraversando un momento di flessione. Lei è stato anche responsabile del mini volley. Quindi non a caso le è stata affidata la delega per la promozione della pallavolo nelle scuole, un’attività che necessariamente si è interrotta ma che andrà riavviata.

“E’ vero, stiamo soffrendo, la flessione purtroppo è importante, specie perché a causa dell’emergenza sanitaria i ragazzini dai 6 ai 12 anni sono ancora al palo. Pensi che rappresentano circa il 60% della nostra attività, 210mila su 330 mila tesserati. Siamo lo sport per eccellenza nel panorama scolastico. Ripartire da qui, ricominciare ad essere presenti nelle scuole è un preciso impegno programmatico del nuovo gruppo dirigente della Fipav. Ma c’è di più. Sul modello del taglio dei costi attuato in questa peraltro sfortunata stagione stiamo ragionando sull’ipotesi di aiutare società e famiglie sul piano delle spese, relativamente anche a questa fascia di età. Non scriva che è una decisione presa, però, non voglio creare aspettative. Di certo è un orientamento”.

Restiamo sulla scuola. La pallavolo si pratica molto, se non prevalentemente, nelle palestre scolastiche. Eppure durante la pandemia diverse (pensiamo in particolare a quelle ex provinciali di Trieste) sono state ‘requisite’ per la didattica.  Come convincere in prospettiva Ufficio scolastico regionale e direttori di istituto che l’attività sportiva è fondamentale per la formazione dei giovani, per la loro salute e il loro benessere psicofisico?

“Capisco le esigenze in questa fase di emergenza sanitaria. Siamo convinti però che occorra una modifica alle norme nazionali sull’autonomia scolastica, altrimenti lo sport è destinato a soffrire. Il diritto all’utilizzo delle palestre da parte delle società deve essere preservato. Contiamo di lavorare con il Coni e le altre Federazioni per raggiungere questo obiettivo”.

Tra le sue deleghe c’è anche quella del Beach Volley, una disciplina che raccoglie sempre più appassionati.

“Vero. Prima del Covid c’erano 600 – 700 tornei a stagione e abbiamo anche un campionato per società che viene fatto al coperto. Ma la novità di quest’anno, forse ancora poco nota, è che tutte le società indoor possono avere una sezione beach, senza costi federali aggiuntivi. Contiamo così di suscitare maggiore interesse e accrescere il numero di sodalizi impegnati nel Beach Volley, che in tutta Italia sono appena un centinaio. I singoli Comitati territoriali possono adoperarsi in questo senso anche se è evidente che servono impianti adeguati.

In effetti in Friuli Venezia Giulia siamo un po’ carenti.

Anche su questo aspetto ricordo che stiamo intervenendo per aiutare lo sviluppo dell’impiantistica attraverso accordi con il Credito sportivo o cercando altre soluzioni per aiutare sia le società che gli enti locali. Le posso dire ad esempio che proprio a Padova grazie all’intuizione di un assessore sono state create con una spesa assolutamente abbordabile una dozzina di arcostrutture adiacenti a istituti scolastici, che hanno risolto i problemi di decine di società.